Discriminazione di Stato: i limiti anagrafici nel reclutamento delle Forze Armate sono un'offesa al merito e all'intelligenza
Di Adriano La Femina
La sicurezza della nazione non è una questione di carta d'identità, ma di sostanza, competenza e vissuto umano. Come movimento politico Ripartiamo Italia, poniamo oggi un interrogativo critico che investe l’etica del reclutamento nei Corpi armati: è ancora giustificabile mantenere limiti di età così stringenti — che spesso tagliano fuori candidati ben prima dei 30 anni — per accedere alle fila di Polizia, Carabinieri, Esercito e Aeronautica?
L’anacronismo di un sistema basato solo sull’età
Riteniamo sia una grave distorsione del sistema concorsuale considerare il limite anagrafico come unico garante di idoneità. Escludere a priori un cittadino di 35 o 40 anni significa privare lo Stato di figure mature, dotate di un bagaglio di esperienze professionali e umane che un giovanissimo, per ovvie ragioni biologiche e di percorso, non può possedere. Un avvocato, un medico, un professionista che sceglie di servire il Paese in età matura non è un "candidato fuori tempo massimo", ma una risorsa preziosa.
La necessità di un approccio umanistico
Il rischio intrinseco di arruolare personale in età troppo precoce è quello di favorire una formazione eccessivamente rigida, quasi unidimensionale, limitando quella flessibilità intellettuale e quella sensibilità umanistica necessarie per gestire le complessità del crimine e del controllo sociale. La sicurezza moderna non richiede solo "braccia" pronte al comando, ma uomini e donne di spessore, capaci di applicare teorie criminologiche e filosofiche alla pratica quotidiana.
Una proposta di riforma: "Porte aperte al merito"
Non è accettabile che settori vitali come la Cultura o la Sanità valorizzino l'esperienza maturata nel corso di una vita intera, mentre i corpi a tutela della sicurezza nazionale operino una discriminazione anagrafica che sa di offesa al merito. Ripartiamo Italia propone una riforma radicale:
Elevamento dei limiti di età: Estensione della possibilità di accesso ai concorsi fino ai 45-50 anni, per permettere a professionisti affermati di mettersi al servizio del Paese.
Specializzazione multidisciplinare: Integrazione dei percorsi formativi militari con materie umanistiche, sociologiche e psicologiche, per formare agenti che siano innanzitutto "uomini vissuti" e consapevoli del contesto sociale in cui operano.
Abbattimento dei pregiudizi: Il valore di un servitore dello Stato risiede nell'equilibrio, nella maturità psicologica e nella capacità critica, non nel numero di anni trascorsi dalla maggiore età.
È tempo di smettere di guardare alla divisa come a un dogma e di iniziare a considerarla un ruolo che richiede l'eccellenza della maturità. La sicurezza è un bene collettivo che si tutela con la migliore intelligenza possibile: quella dell'uomo che ha vissuto, ha studiato e ha scelto, con consapevolezza, di servire l'Italia.
La Costituzione tradita: se ogni
professione è libera, perché la Difesa
sbarra le porte a chi vuole servirla
In Italia la libertà di scegliere il proprio destino professionale è un diritto sacro, ad eccezione di
un comparto che si ostina a rimanere anacronistico e sordo al cambiamento: quello della
sicurezza e della difesa nazionale. Se analizziamo il panorama dei Ministeri del nostro Paese,
emerge una disparità di trattamento che non è solo illogica, ma rappresenta un profondo insulto
ai principi di uguaglianza e di merito sanciti dalla nostra Costituzione.
Il diritto al cambiamento: un principio valido per tutti,
tranne che per la Difesa
In qualunque settore della società civile la maturità non è mai un limite, ma un valore aggiunto.
Un magistrato o un macellaio di quarant'anni possono legittimamente decidere di dare una
svolta alla propria vita e darsi all'insegnamento. Un cittadino disoccupato può scegliere di
riscattarsi, diplomarsi alle scuole serali, iscriversi all’università alla facoltà di sociologia o di
medicina e iniziare una nuova e brillante carriera. Nessun Ministero lo vieta. Nessuna istituzione
si permette di sbarrare la strada a chi, con dedizione e sacrificio, decide di rimettersi in gioco a
quarant'anni o più.
Perché, allora, questo diritto viene negato quando si parla di indossare una divisa? Per quale
assurdo dogma un cittadino di 40 anni — che sia un avvocato, un assicuratore, un facchino o
un dipendente comunale — non può sentire l'impulso profondo e generoso di mettersi a
disposizione della collettività all'interno delle Forze Armate o delle Forze dell'Ordine? Impedire
questo accesso significa tradire lo spirito costituzionale che chiama ogni cittadino al dovere e al
diritto di concorrere al progresso spirituale o materiale della società.
Servire la nazione per vocazione, non solo per lo
stipendio
Il reclutamento basato su limiti d’età così stringenti finisce per generare una distorsione
pericolosa: attira troppo spesso giovani che vedono nella divisa semplicemente un posto di
lavoro fisso, un "impiego della nazione" e nulla più. Al contrario, lo Stato dovrebbe spalancare le
porte a un reclutamento fatto di persone che scelgono questo percorso per una reale, matura e
consapevole vocazione. Chi decide a 40 anni di entrare in un corpo dello Stato non lo fa per
incoscienza o per ripiego, ma per un autentico senso del dovere e uno spirito di servizio che
solo l’esperienza di vita può consolidare.
L'esperienza contro il crimine: la necessità del vissuto
umano
Per contrastare efficacemente il crimine e comprendere le dinamiche sociali complesse, non
bastano l'addestramento formale e la prestazione fisica. Occorrono l’equilibrio, la sensibilità e la
conoscenza del mondo che appartengono a chi ha già vissuto, a chi ha lavorato in modo
indipendente o nella pubblica amministrazione, affrontando le alterne vicende della quotidianità.
Un uomo vissuto porta con sé una capacità di analisi e una fermezza psicologica che nessun
ventenne può possedere.
Chiediamo che si metta fine a questa ingiustificata barriera anagrafica. Fino ai 50 anni d'età, a
fronte di un certificato di idoneità psicofisica e di una reale generosità d'intenti, a chiunque deve
essere data la possibilità di servire l'Italia in prima linea. È il momento di riformare i criteri di
selezione, passando da una ricerca ossessiva di "uomini che vestono una divisa" a una
valorizzazione degli "uomini che proteggono la nazione".
Adriano La Femina Movimento Politico Ripartiamo Italia

Commenti
Posta un commento