"Non è Storia, è Anacronismo: Perché il Fascismo nel 2025 è un'illusione politica"

 

"Non è Storia, è Anacronismo: Perché il Fascismo nel 2025 è un'illusione politica"

Introduzione: La Necessità di Distinguere

Aprire il dibattito affermando che è necessario fare chiarezza tra l'analisi storica e l'idolatria politica. Riconoscere l'importanza di studiare ogni periodo storico, ma condannare l'uso di figure del passato per nascondere la mancanza di idee per il presente.

L'Italia del 2025 ha bisogno di risposte complesse a problemi contemporanei. Eppure, in alcune frange politiche, persiste il tentativo anacronistico di riesumare ideali e figure risalenti a quasi un secolo fa. Non si tratta di studiare la storia, ma di venerare un'immagine. Ed è qui che l'illusione si scontra con la realtà: la riproposizione del fascismo oggi è un errore storico, istituzionale e politico.

Sezione 1: Il Fallimento Istituzionale: Dalla Monarchia alla Repubblica

Qui si affronta il punto più importante sollevato: il contesto istituzionale radicalmente cambiato.

  • Punto chiave: Il fascismo nacque e operò all'interno di una Monarchia Costituzionale. Benito Mussolini era il Capo del Governo, ma formalmente un servitore della Corona (il Re era Capo dello Stato).

  • Domanda provocatoria: Se gli ideali fascisti fossero stati così rivoluzionari o duraturi, perché non portarono all'instaurazione di una Repubblica, ma rimasero sottomessi all'istituzione Monarchica?

  • La Scelta del 1946: Ricordare il Referendum del 2 Giugno 1946. L'Italia ha scelto la Repubblica come forma di governo, una scelta popolare che ha sancito la rottura definitiva con l'assetto istituzionale monarchico che aveva permesso l'ascesa e la permanenza del regime dittatoriale.

  • La Contradizione: Chi oggi si richiama a quel periodo ignora o rinnega la Costituzione e la volontà popolare espressa nel 1946.

Sezione 2: Il Voto è Democrazia, la Dittatura è Esclusione

Affrontare il carattere dittatoriale e l'incompatibilità con la democrazia moderna.

  • Il Carattere Dittatoriale: È un dato di fatto storico: il governo di Mussolini soppresse le libertà civili e politiche, abolì i partiti di opposizione e limitò il diritto di voto. Non era un governo democratico.

  • Accettare le Politiche, Rifiutare il Metodo: Sviluppare il concetto che le eventuali politiche positive (infrastrutturali, previdenziali) devono essere analizzate ma non possono giustificare la dittatura.

    Accettare le politiche lavorative o infrastrutturali non significa accettare il metodo dittatoriale. Un conto è un progetto, un altro è sopprimere la voce del Popolo e delle opposizioni.

  • La Costituzione Repubblicana: Citare, anche solo implicitamente, l'articolo 3 della Costituzione (uguaglianza) e i diritti di partecipazione. La nostra Repubblica si fonda sul pluralismo politico (libertà di voto, libertà di associazione, libertà di stampa), principi direttamente negati dal regime fascista.

Sezione 3: L'Errore Politico: Venerare il Leader Anziché l'Ideologia

Sviluppare il concetto di "culto della persona" contro il progetto politico collettivo.

  • Il Culto del Leader: La politica che si identifica esclusivamente con un individuo (Benito Mussolini) è sbagliata e antidemocratica.

    La politica non deve essere la celebrazione di una singola persona. Un movimento politico deve portare avanti un'ideologia, un progetto, una visione collettiva che trascende la vita di un singolo.

  • La Mistificazione: Quando queste formazioni parlano solo di "Mussolini" e non di un programma chiaro e replicabile per il 2025, stanno mistificando il passato, trasformando la politica in una nostalgia stantìa priva di sostanza.



  • La Prova dei Fatti: Concludere la sezione con la sua osservazione sui risultati elettorali:

    Il risultato è visibile a ogni tornata elettorale: queste formazioni non riescono a ottenere la fiducia necessaria per entrare nei Consigli Comunali, Regionali o in Parlamento. Il motivo è chiaro: 

    un Paese non vota un fantasma storico, ma idee concrete per il futuro.

     

    ✍️ Non è Storia, è Anacronismo: Perché il Fascismo nel 2025 è un'illusione politica

    Di Andrea La Femina

    L’Italia del 2025 è un Paese moderno e complesso, che chiede risposte complesse a problemi economici, sociali e ambientali attuali. Eppure, assistiamo ancora al patetico tentativo, da parte di alcune frange politiche, di riesumare ideali e figure risalenti a quasi un secolo fa. Non si tratta di studiare la storia – compito fondamentale – ma di venerare un’immagine e un individuo.

    È qui che l’illusione si scontra con la realtà: la riproposizione del fascismo, o di suoi ideali anacronistici, è un errore storico, istituzionale e politico.

    La Matrice Istituzionale: Un Servizio al Monarca

    Per esaminare seriamente la questione, è indispensabile partire dalle basi istituzionali.

    Il fascismo nacque, si sviluppò e operò interamente all'interno di una Monarchia Costituzionale. Benito Mussolini, pur essendo il capo incontrastato del movimento e poi del Governo, era formalmente un servitore della Corona, il cui potere era legittimato dal Re Vittorio Emanuele III. Il fascismo stesso non portò mai l'Italia ad essere una Repubblica, perché la sua forza era incardinata nella figura del Re.

    Chi oggi idealizza quel periodo dimentica questo nodo cruciale: il fascismo non fu un movimento che aspirava alla sovranità popolare o alla Repubblica; al contrario, era a servizio di un monarca.

    Il Diritto alla Repubblica

    La Monarchia è stata spazzata via da una scelta popolare e sovrana: il Referendum del 2 Giugno 1946. L'Italia ha scelto la Repubblica come forma di governo, sancendo una rottura definitiva e irreversibile con l'assetto istituzionale pre-bellico che aveva consentito l'ascesa del regime dittatoriale.

    Chi oggi si richiama a quel periodo ignora o rinnega la Costituzione e la volontà popolare espressa nel 1946. Non solo è un anacronismo storico, ma è una contraddizione istituzionale insuperabile per chiunque voglia fare politica in una Repubblica democratica.

    Dittatura contro Partecipazione

    Il secondo punto di analisi riguarda il metodo di governo. Un conto è studiare le politiche previdenziali, infrastrutturali o lavorative che furono attuate – e che vanno analizzate in modo obiettivo nel loro contesto storico – un altro è ignorare le fondamenta del regime.

    Il fascismo fu, per sua natura, un regime dittatoriale.

    • Soppresse le libertà civili e politiche.

    • Abolì i partiti di opposizione.

    • Limitò il diritto di voto e di stampa.

    La Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, si fonda invece sul pluralismo politico, sulla libertà di associazione e sulla partecipazione democratica di tutti gli schieramenti. L'accettazione di eventuali progetti del passato non può e non deve in alcun modo giustificare la soppressione della libertà. Un conto è il progetto, un altro è sopprimere la voce del Popolo.

    L’Errore Politico: Il Culto della Persona

    Il fallimento più evidente delle attuali formazioni che si richiamano al fascismo sta nel loro approccio. La politica deve essere portatrice di idee, programmi e visioni collettive per la Nazione. Invece, queste persone si identificano e venerano l’individuo Benito Mussolini.

    Questo è un errore fatale. La politica non è la celebrazione di una singola persona o il richiamo a un leader ormai storico.

    1. Si mistifica il passato: Si confonde la figura storica con un ideale politico da attuare.

    2. Si annulla l’ideologia: Anziché portare avanti un’idea politica strutturata e adattabile al presente, si nasconde la mancanza di visione dietro il ricordo di un individuo.

    Siamo di fronte a una nostalgia stantìa priva di sostanza programmatica. E la prova più lampante di questa ridicola incapacità politica si riflette puntualmente nelle urne.

    L’Impietoso Giudizio Elettorale

    A ogni tornata elettorale, comunale, regionale o nazionale, queste formazioni dimostrano l'esiguo consenso di cui godono. Non riescono a superare le soglie minime, non conquistano nemmeno i seggi necessari per entrare nei Consigli Comunali o in Parlamento.

    Il motivo è chiaro: l'Italia democratica del 2025 non vota un fantasma storico e non si fa affascinare da ideali anacronistici che ignorano i fondamenti della Repubblica. Questi gruppi sono ridicoli perché non hanno nulla di concreto da offrire se non il culto di un passato che non tornerà.

    Conclusione

    Parliamo di quasi 100 anni fa. Il dibattito politico deve essere ancorato alla realtà attuale. Il fascismo nel 2025 non è un’idea politica credibile, ma solo un anacronismo ridicolo che dimostra l’assoluta inconsistenza programmatica di chi lo rievoca.

    È ora che si cancellino queste discussioni fuori dal tempo e si affrontino, con idee e programmi credibili, le sfide reali del nostro tempo repubblicano.

La Lezione del Tavolo: Dalla Visione all'Azione

Ho avuto l'opportunità di sedermi a tavoli di discussione con esponenti di ogni schieramento, dal Centro-Destra al Centro-Sinistra, e persino con estremisti di opposte fazioni, dai comunisti ai membri della Fiamma Tricolore. E la mia esperienza offre una lezione fondamentale sulla vera politica.

Quando ci siamo confrontati, non abbiamo mai parlato di Stalin, di Lenin, di Karl Marx o di Benito Mussolini. Abbiamo parlato di programmi per il territorio: della necessità di abolire le Regioni per un riassetto politico efficiente, di gestione del suolo e di valorizzazione delle risorse locali.

Un comunista e un fascista possono benissimo collaborare quando si rapportano al territorio e alla gestione e produzione di beni e servizi, e non all'ideologia.

Perché lo Stretto di Messina non lo costruisce il Comunismo né il Fascismo. La disoccupazione non la elimina un’etichetta politica. Questi problemi si risolvono solo con progettualità, fatti reali e competenze. La vera politica non è ideologia, è pragmatismo.

La Proposta: Test Attitudinali per la Classe Politica

Questa osservazione ci porta a un'inevitabile proposta. Non è ammissibile che un cittadino debba superare concorsi e dimostrare titoli e cultura per accedere a ruoli come l'Arma dei Carabinieri, la Polizia, o persino per un posto alle Poste Italiane, mentre chi aspira a governare il Paese non deve dimostrare alcuna cultura o attitudine.

È urgente e necessario che chi vuole fare politica attiva sia sottoposto a un test attitudinale e culturale obbligatorio. I nostri rappresentanti non possono essere privi della preparazione minima per comprendere la complessità della macchina statale e dei problemi che devono affrontare.

Conclusione Definitiva: Le Idee Vanno Oltre il Culto

Chi continua a venerare un leader del passato, dimenticando che l'Italia è una Repubblica che ha scelto la democrazia, dimostra solo di non avere nulla di concreto da offrire.

Il fascismo nel 2025 non è un’idea politica credibile, è solo un anacronismo che maschera una grave lacuna programmatica e culturale. È ora di archiviare le logiche di quasi un secolo fa e di concentrarsi sul futuro, con la competenza e il pragmatismo che la nostra Repubblica merita.


Questa integrazione rafforza enormemente il suo articolo, trasformando una critica storica in un manifesto per la politica pratica e competente.

L'articolo è ora completo e include:

  1. L'analisi storica e istituzionale (Monarchia vs. Repubblica).

  2. La critica alla dittatorialità e al culto del leader.

  3. L'evidenza del fallimento elettorale.

  4. La sua tesi fondamentale sul pragmatismo territoriale come unica via politica.

  5. La proposta finale per il test attitudinale e culturale.



📝 Il 2025 non è il 1925: Basta Anacronismi, Serve il Pragmatismo del Territorio


L’Italia ha bisogno di una classe dirigente all’altezza delle sfide del Terzo Millennio. Eppure, in alcune frange dello spettro politico, si assiste ancora alla patetica rievocazione di ideali e figure risalenti a quasi un secolo fa. Non si tratta di studiare la storia – un dovere civico – ma di venerare un’immagine e di sostituire la mancanza di idee concrete con la nostalgia.

La riproposizione del fascismo oggi è un errore storico, istituzionale e, soprattutto, una farsa politica che si scontra con la realtà repubblicana.


🏛️ La Contradizione Istituzionale: Dalla Monarchia alla Repubblica

Per smontare l'illusione, bisogna partire dai fatti.

Il fascismo nacque e si sviluppò all'ombra di una Monarchia Costituzionale. Benito Mussolini era il Capo del Governo e, formalmente, un servitore della Corona. Non fu mai un movimento che mirò a stabilire un regime di sovranità popolare o una Repubblica; fu un regime incardinato nell’istituzione monarchica.

La scelta popolare del Referendum del 2 Giugno 1946 ha definitivamente abolito la Monarchia e ha sancito la nascita della Repubblica Italiana. Questa è la rottura fondamentale che chi si richiama al passato ignora. Chi fa politica nel 2025, in una Repubblica basata sulla Costituzione, non può contemporaneamente invocare un regime che si è sviluppato sotto un Re. È una contraddizione storica insuperabile.


🚫 L'Idolatria del Leader e l'Assenza di Programma

Un conto è analizzare le politiche attuate da un regime (come le opere infrastrutturali o i piani previdenziali), un altro è accettare il metodo dittatoriale. Un governo che sopprime le libertà civili, il voto libero e l'opposizione non è compatibile con i principi fondamentali della nostra democrazia.

Il fallimento più evidente di questi movimenti sta nel loro approccio: anziché portare avanti idee, programmi e visioni collettive, essi si identificano esclusivamente con l’individuo Benito Mussolini. La politica che venera il leader del passato, trasformando l'azione in culto della persona, compie un doppio errore:

  1. Annulla l’Ideologia: L'attenzione ossessiva al singolo nasconde la mancanza di un corpus dottrinale moderno e di un programma credibile per i problemi di oggi.

  2. Mistifica la Realtà: Trasforma la politica in una nostalgia stantìa, priva di sostanza programmatica e incapace di attrarre un elettorato repubblicano maturo.

Il risultato di questa assenza di contenuti è lampante a ogni tornata elettorale, dove questi gruppi non riescono a ottenere nemmeno le briciole necessarie per entrare nelle istituzioni.


🤝 La Lezione del Tavolo: Il Pragmatismo del Territorio

Ho avuto modo di interagire e di confrontarmi con esponenti di tutti gli schieramenti – ho partecipato a liste civiche di Centro-Destra e Centro-Sinistra. Ho parlato sia con gli estremisti comunisti che con quelli della Fiamma Tricolore. E la lezione è stata chiara.

Quando ci si siede al tavolo, la politica cessa di essere ideologia e diventa azione. Non abbiamo mai parlato di Stalin, di Lenin o di Mussolini. Abbiamo parlato di programmi per il territorio: della necessità di un riassetto politico che superi le Regioni, della gestione e valorizzazione del patrimonio.

È così che si affronta la politica. Un comunista e un fascista possono benissimo collaborare se il focus è sul territorio e sulla progettualità concreta.

Lo Stretto di Messina non lo costruisce l'ideologia. La disoccupazione non la elimina un’etichetta politica. Questi problemi si risolvono solo con fatti reali, competenza e programmazione.


💡 La Proposta Necessaria: Un Test Attitudinale per Governare

La politica è un’attività complessa che incide sulla vita di milioni di persone. Non è possibile che per accedere a ruoli nelle Forze dell’Ordine, nella scuola o persino alle Poste Italiane siano richiesti titoli, concorsi e test attitudinali, mentre chi ambisce a governare un Comune o la Nazione è esente da qualsiasi verifica di preparazione e cultura.

È un’urgenza democratica che chi voglia fare politica attiva, e sedere nelle stanze del potere, sia sottoposto a un test attitudinale e culturale obbligatorio. La competenza deve essere il prerequisito fondamentale.

Il 2025 merita leader preparati e pragmatici. Chi continua a venerare un leader del passato, ignorando i fondamenti della nostra Repubblica e dimostrando l'assenza di un programma attuale, non è un attore politico, ma solo un anacronismo ridicolo che dobbiamo definitivamente archiviare.



Commenti

Post popolari in questo blog

Prof. Adriano La Femina : quando Geolier cantò a Sanremo "avrei potuto bloccare il festival e Amedeus quell'anno denunciando tutto in procura" . Rinunciai all'azione legale per "immaturità" della popolazione .La Femina esprime dispiacere per il rapido successo di Geolier ("sta troppo facendo passi da gigante rischia di bruciare le tappe e finire nel dimenticatoio"). Vede la sua ascesa come "costruita da colossi della musica internazionale", sottintendendo forse una mancanza di organicità o di crescita graduale.

Prof. Adriano La Femina ( Geografo) parla dello "sfruttamento dei Nonni": L'Italia delle Coppie "Aiutate", Lontana dal Modello Tedesco e Svizzero

. Adriano La Femina pronto a Candidarsi Sindaco di Napoli con il progetto Napoli Città Stato .